Intervista a Stefano Peressini – Giurato Premio Letterario Internazionale Francesco Giampietri

1) Presentati al nostro pubblico

Prima di tutto, un caro saluto a tutti coloro che leggono queste righe e che fanno della poesia, della letteratura, della cultura in generale una ragione di vita.

Sono nato a Carrara, ma da anni ormai risiedo a Napoli. Dico sempre per questioni sentimentali, visto che ho sposato una meravigliosa donna napoletana che mi ha cambiato la vita e riacceso in me la voglia e la capacità di scrivere che avevo perduto da anni.

Dal punto di vista lavorativo, svolgo attività di design e progettazione esecutiva applicata all’uso del marmo e della pietra in genere nell’architettura. In questo campo ho avuto modo di partecipare attivamente, nell’ambito delle mie competenze, a progetti di Renzo Piano, Ieoh Ming Pei, Norman Foster, Adolfo Natalini, Zaha Hadid per citare i più importanti e architetture create dai miei disegni esecutivi per il marmo, sono sparse in tutto il mondo.

La poesia è la valvola di sfogo di una vita spesso stressante, senza respiro e la utilizzo quasi come in dialogo con il me stesso più nascosto. Non so se la capacità di scrivere derivi dai miei studi classici, prima di quelli tecnici, ma è qualcosa che sono contento di possedere. 

Partecipando ai concorsi di poesia ho avuto il piacere di scoprire che ciò che scrivo principalmente per me stesso, arriva a scuotere le emozioni di chi legge e di questo sono veramente contento, perché credo che prima di ogni altra cosa, la poesia debba essere condivisione.

Nei ritagli di tempo, cerco di portare a termine le due sillogi che da tempo ho sulla scrivania, di prossima pubblicazione, e che andranno ad aggiungersi alle altre due precedentemente pubblicate.

Ultimamente mi sto dedicando alla scrittura di testi di canzone, un campo per me nuovo, anche se ho già avuto alcune soddisfazioni da un paio di testi che sono stati musicati e hanno avuto un buon riscontro: in uno di questi ho potuto cimentarmi personalmente con il canto, ed è stata una bellissima esperienza che vorrei replicare.

Ho parlato anche troppo per quello che è il mio carattere, di solito molto riservato e passo quindi al resto delle domande.

2) La prossima edizione rappresenterà la tua seconda partecipazione come giurato. Cosa pensi della rotazione nelle varie sezioni?

Credo sia un efficace espediente per variare l’approccio alla lettura, per permettere ai giurati di spaziare in campi affini ma diversi, come possono essere la poesia e la narrativa, per citare i più gettonati. Personalmente amo le sfide e confrontarmi idealmente con gli autori che sono chiamato ad affrontare e per prima cosa cerco di arricchire il mio bagaglio culturale, al di là del compito di selezione che poi si trasforma, col lavoro congiunto della giuria, in una classifica finale.

Sono quindi favorevole alla rotazione, al variare dei compiti che ci vengono assegnati.

3) Sei stato giurato della sezione Poesia in italiano. Vuoi condividere un ricordo della III edizione?

Il ricordo più bello è sicuramente quello del giorno della premiazione, che si è svolta in un clima di amicizia e condivisione e che purtroppo, per un impegno che mi ha costretto ad andare via prima della fine, non ho potuto assaporare fino in fondo, perdendo la convivialità del dopo, coronamento di una giornata bellissima, anche se fuori diluviava!

È bello vedere la serenità che regna tra i partecipanti e noi che facciamo parte dell’organizzazione: questo dovrebbe sempre succedere, nell’ambito di un evento che è prima di tutto culturale e in cui la fredda competizione va lasciata da parte.

4) Puoi pubblicare un tua poesia, qui sotto

Visto il contesto condivido con piacere una poesia dedicata ai Poeti

I poeti lo sanno

I poeti

sono strani saltimbanchi,

acrobati del sogno,

giocolieri un po’ sbadati

con i pezzi della vita;

si nutrono di stelle e viaggi

su strade mai battute,

di brividi e raffiche di vento

se non piove.

Nel caos dei pensieri

che tengono al guinzaglio

si lasciano guardare

dalle finestre aperte,

a maggio quando il sole

s’adagia lento sui crinali.

E nascono ogni volta

con la luce di un tramonto

nella stagione stanca dei ricordi.

I poeti

non hanno carte truccate

né primavere di scorta:

sbucano dal fondo

di un palcoscenico smontato

con l’aria di chi sa che quell’applauso

è solo un altro tempo

ormai sprecato.

I poeti lo sanno

quando è il giorno giusto

per andare.

19 gennaio 2011

in memoria del poeta Dino Carlesi (1919 – 2010)

5) Per la IV edizione sarai giurato per la sezione poesia in italiano. Cosa ti aspetti da questa edizione?

Mi aspetto prima di tutto una grande partecipazione e per questo invito tutti a mettersi in gioco con i propri scritti: a noi spetta il compito di leggerli e interpretarli, di far nostre le emozioni nascoste tra le righe senza la pretesa di giudicarle, ma di portarle alla luce come meritano.

Mi aspetto di crescere come giurato grazie alla lettura, alla riflessione che certi versi scatenano in noi, e soprattutto di incontrare autori nuovi da conoscere, perché no, anche al di fuori del premio come del resto, per fortuna, è già successo molte volte.

6) Che cosa rappresenta per te il Premio Letterario Internazionale Francesco Giampietri?

Principalmente l’occasione di collaborare con persone dallo spessore culturale immenso, e della cui amicizia sono profondamente grato. Di questo ringrazio te, Domenico, dell’avermi coinvolto ed è per me un onore far parte di questa “macchina” dal motore ben oliato. 

Come dicevo sopra, poi, il Premio rappresenta un’occasione di conoscenza, di arricchimento personale, di allargamento degli orizzonti.

7) Un consiglio per chi vorrà partecipare alla IV Edizione del Premio Letterario Internazionale Francesco Giampietri.

Siate prima di tutto sinceri in quello che scrivete, in ciò che proponete all’attenzione dei giurati: è fondamentale per arrivare al cuore, per scuotere le emozioni. Spesso mi capita di leggere versi tecnicamente ben costruiti e ineccepibili, ma da cui non trasuda un grammo di empatia. Il voler colpire la giuria con componimenti forzatamente dedicati a ciò che il periodo storico propone, artatamente costruiti allo scopo, credo sia controproducente. Per me è fondamentale sentire l’anima del poeta nello scritto, sentirla sanguinare o esultare, volare alta o nascondersi nel profondo: la Poesia esige verità, solo con essa può essere a sua volta vera. Siate liberi dai condizionamenti e stupiteci!

Grazie per il tuo tempo.

Grazie a te e a chi ha avuto la pazienza di arrivare in fondo a questa piacevole chiacchierata virtuale.