Intervista a Angela Ambrosini ( giurata sezione Poesia in lingua Italiana )- Premio Francesco Giampietri

1) Presentati al nostro pubblico
Come si evince anche dal mio curriculum, ho sempre fatto della parola il centro del mio mondo e del mio pensiero, ma non nel senso che abbia bisogno di “parlare” per esprimermi, anzi, più spesso preferisco tacere e ricorrere alla parola scritta, anche in attitudine di semplice “ascolto”, cioè di lettura. In quanto laureata in spagnolo, adoro la pratica della traduzione letteraria per lo scandaglio che questo esercizio impone nella nostra stessa lingua, non a caso Chomsky asseriva che “imparare una lingua straniera significa perfezionare la propria”.

2) Puoi pubblicare, qui sotto, una tua poesia?


Una poesia breve, per non tediare il lettore…
Dopo la tempesta
Sono qui, in questo buio scheggiato
da grappoli d’albe dopo la furia
redenta dell’onda. Inesplorato
il giorno brulica oltre gli spazi
liquidi d’una pace che arsura
si fa al vento e degli anni nostri
custodia tenace è d’infinito.

3) Per la prossima edizione del Premio Letterario Internazionale Francesco Giampietri farai parte della giuria poesia in Italiano. Cosa ti aspetti da questa sezione?
Conoscendo Maria Antonella, la sua Presidente, mi aspetto (come da tutte le altre sezioni) professionalità, serietà, capacità organizzativa ed entusiasmo, qualità che del resto emergono anche dal taglio estremamente articolato del Bando che amplia in più categorie le potenzialità e le capacità espressive dei partecipanti.


4) Un consiglio per chi vorrà partecipare alla sezione poesia in italiano. 
Non voglio fare la maestrina…, ma iniziamo dall’abc.. cioè in primis correttezza grafica, lessicale e sintattica… Sembra una raccomandazione superflua, ma spesso ci si imbatte in errori imperdonabili che se ripetuti non possono essere imputabili a semplici, banali errori di battitura. Poi, passando ai contenuti, il mio invito è non banalizzare la poesia riducendola a un contenitore di emozioni urgenti delle quali disfarsi…a spese del lettore. Le emozioni vanno rielaborate in sentimenti, categoria più alta e soggetta a una riflessione ponderata e depurata dalle scorie della forma e persino della passione. Wordsworth diceva che “la poesia è emozione rivisitata in tranquillità” e Hemingway con la sua schiettezza salace consigliava: “scrivi quando sei ubriaco, correggi quando sei sobrio”…!!

5) Che cosa rappresenta, per te, la poesia?
Non certo uno sfogo narcisistico (per riagganciarmi a quanto detto sopra), ma sicuramente un mezzo di conoscenza, di maggior consapevolezza del sé e, semplicemente, la ricerca di un’armonia nel caos delle apparenze, una specie di ritorno all’archetipo. Scrivere poesia “è fare esperienza dell’infinito” per la filosofa poetessa Maria Zambrano. Cioè la vera poesia va al di là dell’io per unirsi al “noi” nel dare un senso alle cose e alle esperienze.

6) Cosa possiamo fare per avvicinare i giovani al mondo della poesia?
Certamente orientarli alla lettura dei poeti veri, autentici, non solo di quelli codificati nei libri di testo, ma anche di quelli vivi…, intendo dire, perché nell’immaginario collettivo giovanile un “poeta” ha sempre il suo nome inciso sulla lapide da un bel pezzo…!! Quindi è normale che schivino la poesia… a favore del suo succedaneo fatto di rap in versi sempre scanditi in ritmo con il corpo da cantanti per lo più arrabbiati…! Credo che invitare un giovane (ma se in gruppo è meglio…, per non farlo sentire strano..!) a un reading di letture magari con intermezzi musicali possa essere una buona idea. Da insegnante ho avuto modo
di constatare che funziona. Risveglia in loro qualcosa di atavico, di preesistente. Non a caso gli antropologi affermano che la funzione poetica è preesistente a quella cognitiva. A volte ho esortato i ragazzi a riflettere sulla bellezza poetica di certi versi estrapolati da canzoni famosissime, un esempio fra tutti il ritornello di Sei nell’anima di Gianna Nannini o l’incipit di Suicidio d’amore (non raccomandato per il titolo…) “Lascia che sia la sera a spargersi nei viali”. Poi da lì è semplice spingerli nei nostri territori, ma è altrettanto vero che anche noi a volte dobbiamo entrare nei loro. Giovani lo siamo stati tutti! E ricordarlo giova anche alla nostra vena poetica!

Grazie.