1) Si presenti al nostro pubblico.
Sono nato, vivo e opero in Sicilia.
2) Potrebbe pubblicare qui sotto una sua poesia in vernacolo e il relativo testo italiano?
In premessa gradirei, opponendo una voce ben più autorevole della mia, che si parlasse di dialetto e non di vernacolo. “Questa favella – assevera Lionardo Vigo, in Canti Popolari Siciliani del 1857 – io non la dirò, come altri, vernacola, poiché così appellavasi presso gli antichi quella dei servi; e non sarà mai che dal mio labbro o dalla mia penna riceva siffatto segno di obbrobrio il parlare di una nazione, che fu sempre generosa e grande, che la prima in Europa (son presso ottocent’anni) non volle servi. No, la siciliana favella non sarà unquemai da me detta vernacola”.
Procuriamo, pertanto, di fissare meglio le sfumature dei termini dialetto e vernacolo. Vernacolo, dal latino vernaculus, significa “schiavo nato da una schiava nella casa del padrone” e, da qui, “domestico, paesano”. Usato spesso come sinonimo di dialetto, indica più appropriatamente la parlata caratteristica di una zona geografica circoscritta, dalle connotazioni spiccatamente popolari, e si differenzia dal dialetto, il quale ha una copertura geografica e un uso sociale più vasti. Voce ripresa dal tardo latino dĭălectŏs, prestito dal greco διάλεκτος, letteralmente: colloquio, parlare ordinario, pronuncia particolare, dialetto è una varietà linguistica usata da abitanti originari di una particolare area geografica. Il numero di locutori e l’estensione dell’area interessata possono variare; se tale area è ampia, un dialetto può contenere delle varianti.
Ciò detto, eccola:
Virtuali e guàrdati
di Marco Scalabrino
Siddu na vota
stabilisci tu e tu sulu
zoccu e comu e cu cui armari,
goditi ssa frevi.
Unni lu celu
fàgghia na scala di battista
e na sinfunia a ogni pidata,
ddocu è la to vasa.
Quannu lu roggiu
scurri nnavanti e nnarreri
e a crapicciu to si ferma e scumpari,
tannu poi vulari.
Se una volta / tu e solamente tu riuscissi a stabilire /
cosa come chi della tua vita, / goditi quella febbre. //
Dove il cielo / libera una scala di batista / e una sinfonia
ad ogni passo, / quella è la tua meta. // Quando il tempo /
schizza avanti e indietro / e a tuo piacimento si ferma
e scompare, / allora potrai volare.
3) Qual è il ruolo del vernacolo nel mondo moderno?
Oggi come ieri, il ruolo del dialetto è quello della comunicazione, anche in poesia.
4) Cosa si aspetta dalle opere che perverranno alla sezione poesia in vernacolo per il Premio Giampietri?
Che siano autentiche! Che riflettano al meglio lo spirito, il pensiero, il mondo di chi le ha scritte.
5) Una curiosità. Lei scrive direttamente in vernacolo? Oppure parte da un testo poetico in italiano e cerca di fare la traduzione?
La prima ipotesi è quella che ricorre. Non esiste oppure!
6) Cosa possiamo fare per riportare il vernacolo nelle scuole?
In Sicilia è stata varata la legge regionale n°9 del 2011; siamo già sulla buona strada?
7) Un consiglio per chi vorrà partecipare alla IV Edizione del Premio Letterario Internazionale Francesco Giampietri.
Quello di proporre del proprio meglio e di mettersi confidenti alla prova!
Grazie.
