1) Ciao Michele e benvenuto alla rubrica “Intervista del menestrello”. Vuoi presentarti ai nostri lettori utilizzando al massimo cento parole?
Sono nato sulle rive del Mare del Nord da un incrocio di geni vichinghi e mediterranei. Vivo e lavoro come medico a Trieste. Ho fatto ricerca scientifica ma mi diverto come i miei antenati navigatori a fare scorribande in territori altrui. Il mio romanzo, “La complicanza”, è stato finalista nel 2019 al Premio per inediti “Subiaco, città del libro”. Alcuni miei racconti hanno ottenuto riconoscimenti letterari, tra cui il Premio “Un Ponte sul Fiume Guai”, 2021 e il Premio San Gerardo Maiella, 2022. Dal 2019 scrivo recensioni per la rivista “Dentro la lampada” della scuola di scrittura Genius di Roma.
2) Puoi elencare le tue pubblicazioni?
“Melasanità: storie di corsie e di corsari” (con lo pseudonimo di Elachim Enikem), raccolta di racconti, ilmiolibro.it, 2012.
“La zattera”, romanzo, Luglio editore, 2015.
“La complicanza”, romanzo, Bertoni editore, collana Schegge, 2022.
“Il cavaliere della chiocciola”, racconto nell’antologia “La natura offesa”, Morganti editore, 2020.
“Il mistero delle nove perle”, romanzo collettivo, Morganti editore, 2021.
“Il fratello”, racconto nella raccolta “Un ponte sul fiume Guai – 7°”, Associazione Moby Dick, 2021.
“Subito pranzo”, racconto nell’ antologia “Racconti friulani-giuliani”, Historica edizioni, 2022.
“La foto nel sussidiario”, racconto nell’antologia della XIV edizione del “Premio
internazionale San Gerardo Maiella”, Unitre di Muro Lucano, 2022.
3) Partiamo dal libro ” La zattera”: come è nato il progetto e cosa rappresenta per te?
Il progetto è nato dalla constatazione che certi conflitti tra aspirazioni ideali e necessità pratiche, tipici dell’adolescenza, restano irrisolti alle volte per tutta l’esistenza. Lo spunto, oltre che dalla mia esperienza diretta, è venuto dalla lettura di autori di inizio Novecento come Thomas Mann, nei quali viene stigmatizzano il contrasto, spesso drammatico, tra arte e vita, tra dimensione spirituale e contesto sociale. La vicenda si svolge nell’ arco di un anno ed è ambientata a Trieste e a Grado alla fine degli anni Ottanta. Marco è un giovane medico che lavora in ospedale e che ha raggiunto, dopo una serie di relazioni brevi e sofferte, una
stabilità affettiva con Marina, donna seria ed affidabile, anche lei medico. La loro vita si svolge regolarmente tra lavoro, amicizie e gite fuori città. Sembra che tutto vada per il meglio, ma Marco non è soddisfatto, sente che gli manca qualcosa. Una domenica incontra a Grado su una zattera galleggiante Silvia, un’ex-compagna di liceo che aspira a fare l’attrice.
Si scatenano in lui conflitti irrisolti che riguardano le sue vecchie e generiche aspirazioni artistiche e il suo difficile rapporto con il padre, la cui figura inquieta e contraddittoria ha avuto una grossa influenza sulla sua crescita e maturazione. Silvia, pur sembrando più solida e determinata di Marco, è condizionata dal bisogno di riscattare le frustrazioni di casalinga della madre. Tra i due nasce un’intesa che si trasforma in una storia d’amore, nella quale s’intrecciano attrazione e ricerca di sé, sentimento e idealizzazione artistica, bisogno d’assoluto e ripiegamento narcisistico, slancio eroico ed egoismo.
4) Proseguiamo con il libro ” La complicanza “. Come è’ nato il progetto e cosa rappresenta per te?
L’idea del libro è nata quando ho saputo che un collega chirurgo, professore universitario, che conoscevo a malapena e del quale avevo sempre sentito parlare bene, era stato escluso dall’ attività chirurgica e relegato in un ambulatorio generico dopo una complicanza in sala operatoria per la quale era stato condannato. Sapevo solo questo, niente di più. Poi, basandomi sulla mia conoscenza dell’ambiente ospedaliero e sulle mie esperienze lavorative, ho inventato questa storia. L’idea che mi aveva sedotto era quella del confine labile tra il bene e il male. Persone eccellenti possono macchiarsi di gravi colpe, vere o presunte, e avere la loro reputazione irrimediabilmente infangata come, viceversa, persone meschine e mediocri possono, per meriti anch’essi veri o presunti, ottenere dagli altri rispetto e ammirazione. È questo gioco delle parti, questo inestricabile groviglio di meriti e colpe, questa ambivalenza dell’animo umano che mi ha affascinato.
5) Potresti copiare e incollare un breve estratto tratto dalla Complicanza?
“Uno strano fremito gli corse sotto la pelle. Era una sensazione che non provava da tempo e che in passato lo prendeva d’improvviso in una bella giornata di primavera o alla vigilia di un viaggio, o quando incontrava una nuova donna. Era un desiderio dolce e struggente di vita, di spazi da esplorare, di un futuro gravido di promesse da conoscere. Dentro di lui non era tutto morto. C’era ancora sotto la cenere una brace crepitante, pronta a ravvivarsi e a divampare. Il giovane di un tempo era ancora presente in lui, identico, immutato. Questa consapevolezza lo
riempì di gioia, fin quasi alle lacrime. Immaginò il proprio io come un’entità cristallina, incorruttibile, destinata a sopravvivere all’ invecchiamento e perfino alla morte. Il tempo, dunque, non aveva alcuna importanza.”
6) Cosa rappresenta, per te, la scrittura?
Un modo di reinventare il mondo per renderlo un po’ più accettabile. Credo che già la sua rappresentazione gli dia significato e dignità, ma a questa si aggiunge la bellezza dell’espressione e forse un pizzico di utopia nel provare a dipingerlo un po’ come si vorrebbe che fosse. Soggettivamente, la scrittura è anche un modo di lasciare una testimonianza di ciò che ho visto, di ciò che, nel bene e nel male, ho vissuto.
7) Qual è il tuo paese di origine? Se dovessi farmi da guida turistica e ti chiedessi di visitare un solo luogo del tuo paese, dove mi porteresti e perché.
Sono nato in Germania da padre siciliano e madre tedesca, per cui non saprei dire quale sia il mio paese d’origine. Ti posso però parlare della città in cui ho quasi sempre abitato da quando avevo tre anni, e cioè Trieste. È una città a misura d’uomo, con un’eccellente qualità di vita. Sei sul mare, che per me è una linfa vitale, e nel giro di una o due ore puoi raggiungere le montagne. Hai l’altipiano carsico a portata di mano e poco più in là ci sono l’Istria e il Collio friulano. La varietà di questi paesaggi, concentrati su una superficie così ristretta, è per me fonte di continuo stupore e stimolo alla fantasia. Allo stesso modo lo è la varietà umana, etnica e culturale di questa città in cui si sentono contemporaneamente la
profondità, la gravità e la problematicità della tradizione culturale mitteleuropea e la leggerezza ariosa e persuasiva del mondo mediterraneo. Se dovessi indicare un luogo particolarmente significativo della mia città parlerei del Borgo Teresiano, quello che si è sviluppato a metà del diciottesimo secolo su impulso di Maria Teresa d’Austria. Ci sono bei palazzi e belle chiese, rappresentative delle varie etnie e dei vari culti religiosi. Il dottor Drioli, protagonista de “La complicanza”, ama passeggiare per Trieste, guardare l’architettura eclettica degli edifici e fantasticare sulle genti che fin dai tempi dell’istituzione del porto franco sono affluite qui da ogni parte dell’Impero Asburgico. In questo mi assomiglia.
8) Facciamo un piccolo giochino per conoscerci meglio. Qual è il colore, l’animale e il piatto tipico della cucina della tua terra che ti rappresentano di più? Spiega anche i motivi.
Il colore è il rosso delle foglie di sommacco sul Carso in autunno. Ha mille sfumature che ricordano le differenti sfaccettature del luogo in cui vivo e della mia personalità. L’animale è il gabbiano che emette lunghe e malinconiche grida volando sul mare e che poi è capace di un osceno gracchiare e di spietati assalti da predatore su animali inermi come i piccioni. È una metafora dell’esistenza e della natura umana, che può essere generosa e nobile, ma anche meschina e crudele. Nel suo dispiegare le ali riconosco le mie più elevate aspirazioni e nel suo gracchiare i miei più cupi ripiegamenti, le mie più amare riflessioni. Il piatto tipico è la jota, una minestra densa, fatta con fagioli, patate e crauti acidi. Mi rappresenta perché concilia la densità e la corposità della mia natura riflessiva e a tratti pedante con l’asprezza e la vitalità dei miei entusiasmi e delle mie indignazioni.
9) Parliamo dei tuoi progetti per il futuro.
Sto lavorando a un altro romanzo di genere completamente differente. Si tratta di una storia in cui si mescolano biografia e autobiografia e nella quale si sovrappongono i tempi di narrazione in un tempo unico, che è il presente della mente del narratore. La protagonista è una donna, mia madre, che è nata all’inizio della Seconda Guerra Mondiale e che ha vissuto gli anni del boom economico con grandi speranze di pace, benessere e prosperità, speranze che sono andate in gran parte deluse. È un tema che sta tornando di grande attualità ora che il rischio di una nuova guerra in Europa ci fa riflettere sulla fragilità degli ideali che credevamo essersi definitivamente affermati nella nostra società. Non voglio rivelare altro su questo mio progetto, anche perché non so ancora bene quale sarà la sua realizzazione definitiva.
