1) Ciao Vito e benvenuto alla rubrica Intervista del menestrello . Vuoi presentarti ai nostri lettori utilizzando massimo 100 parole ?
Il Menestrello sa bene quanto mi risulti ostico parlare di me; pertanto 100 parole sono più che sufficienti. Battute a parte, sono appassionato di poesia e letteratura; laureato in lettere classiche e per un certo tempo insegnante nelle scuole superiori per poi dedicarmi a tutt’altra attività nel settore della moda. Ho potuto viaggiare molto per lavoro e questo mi ha consentito di intrecciare rapporti con poeti e scrittori di tutto il mondo non avendo mai abbandonato la lettura e la passione letteraria. Traduco dall’inglese e dallo spagnolo; curo il mio blog personale e la rivista Pubblicazioni Letterariae; collaboro a diverse riviste letterarie e a quotidiani e magazine regionali e nazionali. Curo la neonata collana di poesie Polveri per l’editore teatino Tabula fati e altre collane di cui dirò più avanti. Di altre novità in cantiere per il momento non posso anticipare nulla a parte quelle descritte più avanti… ma ce ne sono tante altre.
2) Parliamo della pubblicazione ” Contraddizioni ” . Come e’nato questo progetto e cosa rappresenta per te ?
Contraddizioni è nato come progetto giovanile dettato da una necessità di comunicazione che ha trovato quasi spontaneamente nella poesia il linguaggio più adatto ad esprimere dissidi e, appunto, contraddizioni tipici di quell’età. Un percorso lirico fra ambizione e frustrazione, volontà e impotenza che attraverso la difficoltà comunicativa -anche con se stessi- genera contraddizioni che non risparmiano l’amore, il rapporto con le proprie radici, l’impegno sociale, letterario, le passioni o i legami familiari. Nessun aspetto della vita esula dalla continua dicotomia che si respira ad ogni passo di questo percorso che al suo epilogo scopre la salvezza nella consapevolezza che probabilmente le contraddizioni non vadano risolte ma godute. La prima edizione risale al 2001 e raccoglie poesie scritte dal 1996 al 1998, anni in cui ero parte attiva de La Vallisa di Bari e di altri circoli poetici e letterari di Puglia. Credetti di aver chiuso nel volume il grosso delle necessità espressive di quel momento e mi resi conto quasi subito che quel discorso necessitava di un approfondimento e pertanto divenne spontaneamente il primo capitolo di una ideale trilogia il cui secondo volume sono riuscito a pubblicare solo vent’anni dopo: Carne e sangue, appunto, edito da Tabula fati nel 2022. Intanto nel 2021, rientrato da qualche anno nell’ambito letterario, decisi di ripubblicare Contraddizioni in un’edizione aggiornata e arricchita dalle letture critiche che nel corso degli anni mi avevano dato motivo di continuare e riprendere le fila di quel discorso. E intanto in questo nuovo anno 2024 è prevista l’uscita anche in Spagna in lingua castigliana.
3) Seleziona un poesia da “Contraddizioni “e pubblicala qui sotto . Come e’ nata questa poesia ?
Madri
Madri dei miei peccati
e di ogni desiderio, dove siete?
Madri che partorite senza posa
stanchi destini in tempi irrealizzati.
Non ho memoria di sentieri scelti:
solo di scorciatoie da spianare
tirando erbacce al dorso dei ciglioni.
Madri, io sono solo
e dovrei vergognarmi di quest’urlo?
Io non riesco a sentire il mio lamento:
lo vado propagando come il corvo
che più di ogni altro crede nel suo canto.
Madri, sono lì immobile
sgargiante e fluido come il fantasma di Münch,
livido e impreciso come il ragazzo di Shiele
madri, sono soltanto
un figlio controtempo,
un inno alla vittoria prima della battaglia,
al silenzio una voce in controcanto.
Madri, forse non sono e non sarò
che un intimo e raccolto risvolto di qualcosa.
Appartengo ad ogni Storia che sia stata consumata,
un datario con in calce tre puntini…
Non ricordo esattamente come sia nata ma le sono profondamente legato e ricordo perfettamente -e sento di portare ancora addosso- il sentimento che l’ha generata. E’ molto autobiografica e qualche amico mi ha scritto che forse è stato imprudente esporsi e mettersi così a nudo ma io credo che non sia possibile fare poesia (o almeno provarci) senza una postura non so se coraggiosa o incosciente ma di certo assolutamente sincera. Il poeta non può mentire, men che meno a se stesso: ha il compito,di fronte al dolore, di tuffarcisi dentro e di attraversarlo con l’assoluta consapevolezza del rischio che corre. Se si considera che Contraddizioni in esergo è esplicitamente dedicato alle mie famiglie, allora si comprende bene il perché di quel madri al plurale, così come lo sforzo cocente di un adolescente di definire il perimetro della propria esistenza e il proprio rapporto con la sua storia e con il tempo che gli è concesso di vivere. Un tempo ancora tutto proiettato al futuro, a quell’età, che nei tre puntini finali chiede di essere caricato di contenuti veri, seri e, per quanto possibile, dirimenti.
4) Parliamo della pubblicazione ” Carne e sangue”. Come e’ nato questo progetto e cosa rappresenta per te ?
E’ stato per me forse il momento in cui più mi è costato mettermi a nudo in termini emotivi. Come dicevo prima, è nato già come secondo capitolo della trilogia e abbraccia poesie scritte originariamente fra il 1998 e il 2001. Riprendendolo in mano non è stato semplice né riannodare le fila di un discorso cominciato vent’anni prima né rapportarsi ad esso dalla posizione di un adulto che dovrebbe avere già le risposte che quelle domande cercavano. Carne e sangue è il momento immediatamente successivo a Contraddizioni: quello del tempo in cui esplodono forti le passioni, quelle che bruciano e consumano con le quali volenti o nolenti bisogna fare i conti in quanto necessità umane alle quali non esiste escamotage per il quale sottrarvisi. Prima o poi ti esplodono in faccia: tanto vale affrontarle. Che si tratti di passioni amorose, carnali, a tratti intense fino ad assumere connotazioni violente come forse solo ad una certa età è possibile vivere; o che si tratti di passioni legate alla condizione umana, sociale, del contesto con cui si è costretti a confrontarsi il più delle volte in atteggiamento di contestazione e denuncia; o che si tratti di passioni politiche o perfino di slanci legati alla fede e al rapporto con Dio e con l’assoluto fosse anche il sentimento del tempo e l’ineluttabilità dello stesso quanto l’inutilità di opporvisi; tutte queste sono passioni che bruciano, che attraversano la vita condizionandone gli sviluppi e spesso lasciando addosso cicatrici che restano visibili per sempre. Non ultimo l’affacciarsi della parola come strumento di ricerca, conoscenza e acquisizione di consapevolezza. E’ così che Carne e sangue sintetizza nel titolo quella capacità, direi quasi quel diritto di infiammarsi per ciò che brucia la carne e fa ribollire il sangue tanto a livello fisico, di corpo quanto sul piano emotivo e sentimentale così come filosofico ed intellettuale. E’ forse la silloge che mi ha dato più soddisfazioni sia in termini di pubblico che di critica e posso dire che ho goduto davvero nello scoprire sfumature ed elementi chiave, venuti fuori dalle diverse e spesso notevoli e prestigiose letture, che io stesso ignoravo o più probabilmente vivevo su un piano di inconsapevolezza che è stato più che utile affrontare. Mi riferisco, per esempio, alle splendide letture di Gianni Antonio Palumbo o di Mauro De Pasquale e dei tanti altri che non sto qui a citare (mi perdoneranno) ma che è possibile leggere direttamente sul mio blog personale https://vitodavoli.blogspot.com/
5) Seleziona un poesia da “Carne e sangue “e pubblicala qui sotto . Come e’ nata questa poesia ?
Adamo mio
Hai una mela, amore? Te ne prego,
questa scarna beatitudine mi uccide.
Dammi una mela, amore, che l’affondo
giù nella gola fino a soffocare,
dimenticare questa grazia oscena
di una domenica che scioglie mille anni,
di un giorno torrido che ferma il tempo dove io non sono.
Ruba per me una mela, amore.
Voglio quella lassù, lontana
quella impossibile, mela o melograno
purché qualcuno si risvegli
dai fuochi fatui dell’onnipotenza.
Tuo è il regno
Tua è la potenza
E la gloria nei secoli.
Tienili pure
ma a me lascia la vita
la conoscenza, la mia umanità
in una mela o dove meglio credi.
Anche il nocciolo, amore, raccoglilo
ché tanto si semina.
Io ho pazienza.
Anche questa è una poesia a cui sono particolarmente legato: la leggo molto spesso in readings o incontri poetici vari. Credo che sia comprensibile l’irrefrenabile atto di hybris a cui si fa fatica a sottrarsi rispetto a tutto quanto tenti di sottrarre dignità alla condizione umana, anche quando proviene da così “alte sfere”. Eppure, come ha ben osservato qualche amico, alla fine si fa fatica a non considerarla una preghiera: urlata, disperatamente spocchiosa ma pur sempre una preghiera laica. Ed è quella sintesi a cui alludevo quando parlavo di passioni altre, di slanci tutti legati alla condizione umana anche quando questa urla la propria insoddisfazione e inadeguatezza rispetto ai propri stessi punti di riferimento o quelli che da secoli tali dovrebbero essere. Insomma, non solo la passione d’amore ma anche forme d’Amore umano che tale non sarebbe se non fosse capace di guardare, cercare e trovare risposte anche al di là di se stesso e della propria condizione.
6) Scrivi per riviste culturali, fai parte del Direttivo ” La notte Bianca della Poesia “, fai parte di associazioni culturali. Prova a spiegare cosa ti spinge a dedicare tanto tempo a tutte queste attività.
E’ solo passione. A volte scherzando dico che i miei vent’anni lontano dalla letteratura devono avermi creato una sorta di crisi di astinenza gigantesca che mi ha spinto a rituffarmici testa e piedi quasi senza controllo. Ora il rischio da evitare dovrebbe essere l’assuefazione o l’overdose! Scherzi a parte, ripeto: è solo passione. L’ho sempre avuta: qualche volta sono riuscito ad assecondarla, altre me la sono trascinata dietro reclamante. Il bello di una passione è che ti spinge (quasi ti costringe) a dedicartici senza pensare ad alcun ritorno economico perché probabilmente senti che ti sta già restituendo qualcosa di appagante nel momento stesso in cui la assecondi. Certo l’economia del tempo dovrebbe prevedere anche la necessità di “portare il piatto in tavola” ma, in tutta sincerità, è un dilemma che non sono ancora riuscito a sciogliere… e nel frattempo continuo ad assecondare le mie passioni. Poesia e letteratura in primis.
7) Qual’e’ il tuo paese di origine ? Se dovessi farmi da guida turistica e ti chiedessi di visitare un solo luogo del tuo paese , dove mi porteresti e perché
Il mio paese di origine è Bari, se per paese intendi la città natale. Ma a Bari ci sono solo nato: nella parrocchia di San Marcello, per quanto ne so. O per lo meno è da lì che sono stato adottato all’età di tre mesi da mio padre e mia madre, entrambi molfettesi. Per cui è sempre a Molfetta che ho vissuto ed è Molfetta quella che considero la mia città, ancora oggi che, dopo il matrimonio, mi sono trasferito prima a Trani e poi a Bisceglie. E se mi chiedi di farti da guida turistica ti porterei a visitare, come ho già fatto con altri amici che sono venuti a trovarmi da queste parti, prima di tutto il duomo di Molfetta, esempio straordinario di romanico pugliese quasi unico. Poi però, il bello di appartenere un po’ a tante città e soprattutto a questa splendida regione del meridione d’Italia mi porterebbe inevitabilmente ad allargare gli orizzonti: dalla cattedrale di Trani, ad Alberobello, da Canne della Battaglia ad Egnazia, da Taranto a Canosa fino a spingermi oltre. E sono pressoché infiniti i posti che si possono visitare in quella che amo chiamare la terra mia! Un terra che non ha confini politici e geografici: recentemente è stato qui il poeta peruviano-salmantino Alfredo Pérez Alencart. Sapevo di lui che fosse particolarmente appassionato di Orazio: allora come non portarlo a visitare Venosa, in Lucania, che è la città natale dell’immenso poeta latino? Io stesso, grazie all’amico attore e poeta Alfredo Vasco, la cui famiglia è originaria di quelle parti, ho riscoperto dettagli che non conoscevo o che erano rimasti sepolti nella memoria. Questa terra lo consente: è magica!
8) Facciamo un piccolo giochino per conoscerci meglio.
Qual’e’ il colore , l’animale ed il piatto tipico della cucina della tua terra che ti rappresentano di più ? Spiega anche i motivi
E vabbé… facciamo sto giochino ma premetto che non spiegherò proprio tutto. Capirai il perché.
Intanto il mio colore preferito è il rosso: lo è da sempre, anche da prima che lo associassi a una bandiera, capisc’ a mé! Il mio animale preferito è il cavallo: ne ho stampate nella mente due immagini: da un lato i cavalli di Fidia, quelli dei fregi del Partenone e quelli della fontana di Monte Cavallo in piazza Quirinale a Roma, probabilmente retaggio dei miei studi classici e della mia passione per l’arte antica, e dall’altro quelli che vedevo “in processione” da piccolo, uno dietro l’altro, nella strada di casa mia quando ancora le automobili non erano così numerose da non lasciare lembi di vita di strada da poter essere vissuti. E io per strada ci sono cresciuto. Lì, all’angolo fra via Paolo Poli e via Ten Silvestri, a Molfetta, aveva bottega uno degli ultimi maniscalchi esercitanti la professione. Gennaro – si chiamava come mio padre – mi lasciava assistere quasi compiaciuto al rito del ferrare gli zoccoli ai cavalli e mi divertiva molto vederli inciampare nella chianca levigata quando avevano appena indossate “le scarpe nuove”, come diceva il buon Gennaro. Da bambino mi sono sempre chiesto come facessero a non soffrire nel momento in cui il maniscalco gli piantava chiodi nei piedi con tanta veemenza: a me sembrava una tortura che mi riportava inevitabilmente alla mente la crocefissione ma quelli – i cavalli, intendo – non sembravano mostrare alcun segno di sofferenza. Al contrario, parevano assecondare i movimenti di Gennaro che diceva “a loro piace molto farsi cambiare scarpe ma bisogna saperlo fare per non farli soffrire”.
E infine il mio piatto preferito sono i tradizionali strascinati pugliesi ma non con le cime di rapa. Ahimé ho un pessimo rapporto con il colore verde anche quando si tratta di alimentarsi! Adoro gli strascinati con il ragù di seppie: ne mangerei tonnellate. Ed eviterei pure il condizionale… tanto ormai è tutto a vista!
09) Quali sono i tuoi progetti per il futuro ?
Ne ho tanti e spero davvero di riuscire a realizzarli tutti. Fra i più immediati, la traduzione in italiano del testo La carne y el espíritu, una raccolta di saggi critici e letture della poesia di Alfredo Pérez Alencart provenienti da studiosi e poeti di tutto il mondo ibero-americano che ho avuto il privilegio di curare, l’anno scorso, nella versione spagnola in lingua castigliana per Trilce Ediciones in Spagna: desidero portarlo in Italia e lo sto quindi traducendo. Insieme a questo anche la traduzione di un volume sulla Storia della schiavitù per Cambridge Stanford Books, che richiederà sicuramente più tempo, data la mole del volume. Di mio ho in mente di dare alle stampe un saggio epigrafico sui pirati dell’età ellenistica, argomento che mi ha sempre affascinato per i suoi legami “grigi” con la politica e la religione sin dai tempi degli antichi. Nei documenti ufficiali emessi dagli “stati” del tempo – le epigrafi, appunto,quindi non solo o non tanto le testimonianze letterarie – ci sono “chicche” (mi si passi il termine) che vale la pena portare all’attenzione dei lettori. Per esempio la figura di Timessa, prima donna che osò opporsi ai pirati e, a quanto pare, con esiti felicissimi oppure l’episodio poco conosciuto del rapimento del grande filosofo Platone da parte dei pirati o, ancora, la storia della forse più grande estorsione ai danni di una città in nome della religione e del diritto al punto da far bestemmiare i Tei, vittime di quell’ennesima estorsione, in un documento ufficiale dello stato o,ancora, il modo in cui venivano trattati i pirati che si riusciva a catturare e punire.Ho già pubblicato alcuni di questi studi singolarmente su Academia.eu ma mi piacerebbe arricchirli, completarli e dargli un corpo unico contestualizzando e chiudendo il discorso in un testo finito.
In poesia spero di riuscire a pubblicare entro l’anno il terzo e ultimo capitolo della Trilogia della Contraddizioni che uscirà con il titolo di Cinque minuti dopo e nel frattempo mi dedico un po’ anche alla poesia dialettale avendo la fortuna di godere dell’amicizia di uno dei più insigni dialettologi meridionali, il prof. Marco Ignazio de Santis, che cercherò di sfruttare fino all’osso (mi permetto perché lui conosce bene il mio modo di scherzare).
Ovviamente, insieme a tutto questo, mai abbandonare la lettura! E di testi in lettura ne ho pile tanto che ho proposto al mio editore teatino, Marco Solfanelli, la possibilità di selezionare dei testi da proporre all’interno di una collana ad hoc: mi ha lasciato carta bianca e così è nata Polveri, collana che curo per Tabula fati e che vedrà a breve la pubblicazione del primo volume Apnea in versi, del giornalista e attivista Marco Cinque (Il Manifesto, Le Monde Diplomatique). Ovviamente non posso spoilerare gli altri titoli ma garantisco che la minuziosa selezione darà luogo a scelte di grande spessore.
Mi fermo qui perché avrai capito che posso andare avanti per ore e non vorrei maledissi il momento in cui hai deciso di intervistarmi.
Permettimi solo di ricordare ai lettori – ringraziandoli – che Pubblicazioni Letterariæ sta crescendo inaspettatamente con consensi e partecipazioni che mi inorgogliscono. Da quest’esperienza stanno nascendo importantissime novità che mi riservo di annunciare a tempo debito.
Permettimi, caro Menestrello, di ringraziarti per quest’intervista, per l’attenzione che hai riservato a me (e per la quale ti sono profondamente riconoscente) così come quella che riservi a tanti seri, appassionati e competenti operatori culturali del nostro paese oltre che per il tuo infaticabile impegno in fatto di cultura e promozione letteraria.
Un caro abbraccio
