1) Ciao Agnese e benvenuta alla rubrica Intervista del menestrello. Vuoi presentarti ai nostri lettori utilizzando massimo 100 parole?
Sono nata a Foggia il 29 luglio 1964, da mamma foggiana e papà di San Sebastiano dei Marsi (AQ). Da poco più di sette anni vivo con mio marito a Montesilvano e insegno lettere classiche presso il Liceo Classico “G. D’Annunzio” a Pescara.
L’insegnamento, la lettura, la scrittura sono le mie passioni. Scrivo da sempre, in versi e in prosa. Adoro immergermi nella natura con il trekking. Ritengo di fondamentale importanza la lotta pacifica per il rispetto dei diritti umani e mi impegno in tal senso anche a scuola; infatti, sono stata attivista di Amnesty International per circa vent’anni.
2) Ad Ottobre 2021 hai pubblicato la silloge ” Vagabondaggi di un’anima”. Come è nata questa silloge e cosa rappresenta per te
Questo libro non è solo una silloge di poesie; è un canzoniere, perché è una storia d’amore ed è il racconto di un viaggio; è un insieme ordinato di versi che seguono un andamento dettato dalle emozioni, dalle sensazioni e dall’immaginazione distribuendosi su tre piani: la realtà, il sogno e l’utopia. La sua genesi è antica: contiene anche poesie scritte venti anni fa, fino ad altre scritte un anno prima della pubblicazione. La silloge è preceduta da una sorta di Proemio “Le istruzioni per l’uso” per entrare in comunicazione con la/il lettrice/lettore ed è strutturata in tre parti: Le immagini del cuore, Il segreto della luna e La luce del faro (titolo omonimo dell’ultima lirica). Trenta liriche che si susseguono secondo un ordine preciso che tende verso “La luce del faro”: infatti, l’indice è al contrario, per indicare la meta. È un racconto che può coinvolgere tutte e tutti, perché ognuno di noi lungo il percorso della vita prova gioia e dolore, estraneità e solitudine, impossibilità di agire e desiderio di riprendere la ricerca, desiderio di fermarsi in un porto sicuro e anelito a sfidare di nuovo il mare.
3) Copia e incolla una poesia della silloge qui sotto e prova a spiegare come è nata la poesia che hai scelto
Nudo cristallo
Un cielo lavato
sopra
l’aspro dolore
che la terra esala,
respiro.
Bagnati frammenti d’azzurro in terra
5 deformano desideri di carta:
fragili barche, che sognano il mare aperto.
Scivolo
in schegge
di luce:
dal picciolo
ai verdi
sentieri
di seghettate
lamine.
Scompaio:
nudo
inconsapevole
effimero cristallo.
Dopo un temporale mi piace osservare la nitidezza del cielo, la sua ritrovata ingenuità. Più di una volta, quando mi sono trovata in campagna o in montagna, ma anche in città, mi è capitato di chiudere gli occhi e esalare l’essenza della terra sentire l’odore intenso della terra rigenerata. Le pozzanghere allora, diventano fiumi, mari o oceani nei quali ogni giorno proviamo a non naufragare e io stessa divento una goccia di pioggia che scivola sulle foglie fino a scomparire.
4) Ad ottobre 2023 hai pubblicato il romanzo ” Quel Natale non c’era la neve”. Come è nato il romanzo? Cosa rappresenta per te?
L’idea del romanzo risale al 1995 come desiderio di raccontare le vicende spesso avventurose di mio padre; di ascoltare e far ascoltare a lettrici e lettori l’ammaliante canto delle sirene che chiamano – prima o poi – ognuno di noi a sfidare il mare alla ricerca della molteplice bellezza dell’esistenza. L’idea originaria comincia a prendere forma allora, ma la penna viene presto abbandonata, dopo la prematura morte di mio padre, nell’agosto del 1995. Più di … dopo ho il coraggio e la determinazione necessari per riprendere il viaggio e quella idea si trasforma nel forte desiderio di far conoscere la storia di una famiglia: la mia famiglia d’origine, che non si dipana come una saga, ma è un racconto da ascoltare davanti al camino, nel quale le vicende personali e private si intrecciano alla grande Storia e parlano di amore, sacrificio, piccole e grandi gioie e dolori, mostrando un mondo nel quale forse, ci si può riconoscere e ritrovare se stessi e l’eredità di valori, ideali e speranze che ci hanno lasciato i nostri genitori. Una storia vera che parte dagli anni Settanta del Novecento e arriva al 2006 con numerosi flashback soprattutto negli anni della Seconda guerra mondiale e ancora più indietro; alla quale si intrecciano il fantastico e il meraviglioso: miracoli, leggende, sogni, strane coincidenze.
5) Qual è il tuo paese di origine? Se dovessi farmi da guida turistica e ti chiedessi di visitare un solo luogo del tuo paese, dove mi porteresti e perché?
Come ho già detto sono nata a Foggia; ma, per metà, sono anche marsicana. A San Sebastiano dei Marsi ti porterei dove nacque il primo nucleo del borgo, che fu ricostruito – dopo il terremoto devastante che colpì la Marsica nel 1915. Una lunga stradina scoscesa porta al fiume Giovenco, nella valle circondata da bellissime montagne, dove si possono vedere i ruderi del vecchio borgo e vedere da una prospettiva particolare le case disposte come in un antico presepe e attraversate da un’unica strada principale, tra vie e viuzze per lo più a scale e scalini, con la onnisciente e premurosa presenza del Monte Festo. Anche a Foggia ti porterei in un luogo storico: a Piazza Lago – dove – secondo la leggenda – nel 1062 alcuni pastori trovarono la sacra icona della Iconavetere, che raffigura la Santa Vergine che offre Gesù in adorazione e ti racconterei l’evento miracoloso del suo ritrovamento da parte di alcuni pastori e la nascita di una piccola chiesa minata Sancta Maria de Focis, in cui molti fedeli si recavano ad adorare l’immagine sacra. Intorno a quella chiesa – in cui molti fedeli si recavano ad adorare l’immagine sacra – e ai poveri insediamenti di quei pastori nacque il primo nucleo della città di Foggia.
6) Facciamo un piccolo giochino per conoscerci meglio.
Qual è il colore, l’animale ed il piatto tipico della cucina della tua terra che ti rappresentano di più? Spiega anche i motivi
Per il colore direi il tutto lo spettro delle varie tonalità del blu per i diversi umori, per le diverse sensazioni, emozioni che mi attraversano durante la giornata tra desiderio di immersioni nelle immensità del cielo e del mare e epiche salite su svettanti vette di montagne.
Amo tutti gli animali, ma mi identificherei in una gabbianella, come quella della foto (dono di mio marito) sulla copertina della mia silloge poetica, in una posizione di attesa prima di riprendere i suoi vagabondaggi tra realtà, sogni, illusioni e utopie, talvolta e magicamente, realizzate.
Per i piatti comincerei da un primo abruzzese: gnocchetti e fagioli, un piatto tipico della cucina contadina: una semplice e gustosa zuppa, per la quale gli gnocchetti si ricavano tagliando in piccoli pezzi dei serpentelli ottenuti dall’impasto di farina e acqua e si uniscono poi ai fagioli, preferibilmente borlotti. Per Foggia citerei le mandorle atterrate, un tipico dolce natalizio con pochi e semplici ingredienti: mandorle sgusciate, tostate in forno e poi immerse nel cioccolato sciolto a bagnomaria … semplicemente deliziosi. Li ho scelti entrambi per la semplicità, il gusto genuino e le memorie che mi rimandano: il primo era il preferito di mio padre, che chiedeva spesso a mia madre di preparare gli gnocchetti perché gli ricordavano il suo paese; il secondo è il tipico dolce che mia madre preparava nel periodo natalizio e il cui profumo, già prima di mangiarlo era sinonimo della festa più bella di tutte.
Grazie.
