1) Ciao Patrizia e benvenuta alla rubrica Intervista del menestrello . Vuoi presentarti ai nostri lettori utilizzando massimo 100 parole ?
Grazie a Voi per l’ospitalità in questo spazio e per la visibilità che mi offrite con l’intervista! Sono un’insegnante di scuola primaria con una grande passione per la lettura e la scrittura. Dopo le superiori ho studiato lingue, ho approfondito soprattutto la letteratura inglese e quella spagnola.
Scrivo dal 2006, l’anno in cui è nato il mio primo figlio, Francesco. Ho proseguito con discreta costanza fino al 2011, poi c’è stata una pausa, mi sono concentrata un po’ di più sulla famiglia. Ho ripreso alla fine del 2018, quando i miei figli (nel 2007 è arrivato anche il secondo, Gabriele) erano abbastanza cresciuti e ho ricominciato ad avere un po’ più di tempo per i miei hobbies.
2) Elenca le tue pubblicazioni.
Ho partecipato a parecchie antologie collettive (Onirica, Delos Books, Montag, CIESSE, Il Foglio) spesso selezionata in seguito all’esito positivo di concorsi o di call letterarie organizzate da blog e siti presenti in rete. Come pubblicazioni tutte mie sono uscite una raccolta di racconti a gennaio 2012, “Qualcosa di rosso” edita da Montag e un romanzo breve umoristico pubblicato nell’agosto 2021 da CIESSE Edizioni, dal titolo “Cime (di rapa) tempestose”.
3) Copia ed incolla una tua poesia qui sotto e prova a spiegare come e’ nata la poesia che hai scelto
I miei luoghi dell’anima t’invito ad esplorare
Le dolci colline a specchio in questo verdemare
Un istante indugia, t’anticipo cosa potrai incontrare
Occasione, vedrai, da non voler sciupare
Guarda i quieti borghi, le chiese in travertino
Han cuffie di neve i monti dal nome sibillino
Inestimabili capolavori ti toglieranno il fiato, udrai
Divini versi che umanità non ha più scordato
Errare potrà lo sguardo ubriaco d’infinito
Là dove l’orizzonte sarà il suo approdo ambito
L’attimo è da custodire, ché ti verrà a mancare…
…Anche se sempre ci tocca sopportare in vita
Neri pesi e accidenti che gravan la salita
Io fossi in te non perderei un minuto
Medita e scoprirai quanto l’incanto sia aiuto
A render luogo del cuore ciò ch’era sconosciuto
È una poesia (“Alle Marche”) dedicata alla regione che ha dato i natali a mia madre Elena. Molti dei miei luoghi del cuore sono lì: nel paese d’origine di mia mamma, Porto San Giorgio, ho trascorso bellissime estati durante la mia infanzia. Quando i miei bambini erano piccoli ci siamo tornati per diversi anni di seguito. Lì ci sono ancora i miei cugini e per me sentire quell’accento e la dolce parlata dell’Italia centrale è un po’ come tornare nell’abbraccio di mia mamma, che è mancata nel 2010. Questa poesia è stata scritta in occasione di un concorso intitolato “I luoghi
dell’anima” ed è strutturata come un acrostico: l’iniziale di ogni verso rimanda al titolo del concorso.
4) Copia ed incolla un estratto di un tuo racconto qui sotto.
…Il bambino ragazzo continuò a raccontare, e il professore, che non era mai andato per mare, che aveva attraversato solo un mare di carta, come quello cantato dalla poesia di Lorca sulla conchiglia, vide, vide tutto.
Partì e, tenuto per mano, capì cosa significasse navigare verso genti straniere, la chiglia a fendere il mare color del vino. Vide attraverso gli occhi del ragazzo bambino i pesci d’ombra e d’argento guizzare a pelo d’acqua, sentì soffiare il vento fra le vele e gonfiarle, sentì mugghiare dolenti le sirene sugli scogli, mentre pettinavano capelli d’alghe verdi mostrando code squamose e luccicanti
di sole, percepì la tristezza dei porti del nord, e i fantasmi scatenati, bianchi e schiumanti di rabbia mentre sferzavano con le loro catene il fianco piegato delle navi in tempesta, e poi saggiò l’eterna lotta dell’uomo con la natura, Achab in guerra col beffardo cetaceo, il Vecchio e la sua pazienza infinita verso il pescecane… Sentì l’amarezza del marinaio che aveva infranto l’eterna legge della Sorte e il peso dell’albatros che portava al collo come fosse la sua croce, poi si sentì sfiorare dai
rosei, mostruosi tentacoli attorcigliati nel fondo degli abissi, baciare da tumide ventose, titillare da antenne sottili come fili di seta…
5) Qual’e’ il tuo paese di origine ? Se dovessi farmi da guida turistica e ti chiedessi di visitare un solo luogo del tuo paese , dove mi porteresti e perchè
Io sono nata in Svizzera, ai tempi la mia famiglia viveva a Chiasso per ragioni di lavoro di mio padre. Quando avevo due anni siamo tornati in Italia e siamo andati ad abitare a Como. Se dovessi farti da guida turistica ti porterei a fare un giro in battello lungo i paesi che si affacciano sul Lario, ricchi dal punto di vista paesaggistico, punteggiati da bellissime ville d’epoca. Potremmo scegliere tra Cernobbio, Menaggio, Bellagio, Varenna… Sono tutti splendidi. Ma, poniamo il caso
che non ti piaccia la navigazione, che tu soffra l’andare per barca: allora ti porterei a Villa Olmo, una residenza storica con un bel parco tutt’attorno. Da lì inizia una passeggiata, quella del lungo lago, che ti conduce dall’altra parte della città di Como, con altri bei giardini e palazzi d’epoca: Villa Geno. Penso che per apprezzare Como questo percorso sia veramente un ottimo biglietto da visita.
6) Cosa rappresentano per te i concorsi letterari? Perche’ e’ importante partecipare?
All’inizio rappresentavano una sfida, un’occasione per mettersi in gioco e, naturalmente, crescere e migliorare grazie al confronto e allo scambio con altri autori. Man mano è andato scemando l’aspetto prettamente competitivo ed è prevalso senz’altro lo stimolo relativo al partecipare in prima persona a una comunità letteraria che molto spesso si incrocia, incontra e reincontra tra una premiazione e l’altra, al vedere città stupende dove non avevo ancora avuto occasione di recarmi, al conoscere sempre un sacco di gente interessante e… vogliamo dirlo? Ma sì, diciamolo: anche al mangiare cose buonissime, tipicità dei luoghi visitati che difficilmente si avrebbe occasione di scoprire altrimenti. Insomma, ho iniziato la “carriera” con lo spirito di uno Spartano alle Termopili e adesso me la godo da brava edonista.
7) Facciamo un piccolo giochino per conoscerci meglio.
Qual’e’ il colore , l’animale ed il piatto tipico della cucina della tua terra che ti rappresentano di più ? Spiega anche i motivi
Ah, qui vado sul sicuro. Il colore è il verde, trovo abbia un effetto pacificatore, rasserenante, ovviamente richiama la natura con la quale spesso tendiamo a perdere il contatto, che invece è essenziale a mio avviso per mantenere un giusto equilibrio e una corretta prospettiva riguardo le proprie priorità. Dicono sia anche il colore della guarigione, e, in effetti, insieme al bianco è quello più utilizzato nelle divise ospedaliere, sarà un caso? E poi io sono appassionata di giardinaggio, per cui il verde è proprio il colore “amico” per eccellenza.
L’animale, anche qui nessun dubbio: il gatto. Gli Egizi l’avevano eletto a divinità, e credo che i gatti questo se lo ricordino ancora perfettamente. Io per scherzare ogni tanto su questa cosa dico che la mia religione è il “gattolicesimo”. Inoltre, il binomio gatti e scrittori è praticamente inscindibile. Ho un file dove raccolgo foto di scrittori, che trovo in rete, ritratti con il loro gatto. La lista tende immancabilmente ad allungarsi.
E come ricetta, senz’altro i pizzoccheri, un piatto unico lombardo della cosiddetta
cucina povera, contadina, robusto e sostanzioso: sono delle fettuccine di farina di grano saraceno che vanno condite con patate, verze (o, a seconda dei gusti, biete, spinaci e persino fagiolini) e formaggio fuso (meglio i valtellinesi come il Bitto o il Casera). È sicuramente un piatto invernale, questo sì. Io non sono una gran cuoca, ma fra le tre-quattro cose dove mi difendo bene ci sono da annoverare senz’altro i pizzoccheri, ne vado matta e ho imparato a farli bene così li posso mangiare tutte le volte che voglio!
Grazie per il tuo tempo.
