L’intervista del Menestrello. Ospite : Stefano Peressini

1) Caro vincitore dell’evento poetico online bimestrale Novembre Dicembre 2024, vorrei innanzitutto ringraziarti per la tua partecipazione. 
È stato per me un piacere partecipare, e sempre fonte di ispirazione e confronto con chi condivide l’amore per la Poesia.

2 )Ti chiedo di presentarti utilizzando al massimo 100 parole.
Toscano di nascita, napoletano per “questioni sentimentali”. Faccio un lavoro strettamente legato all’architettura, quindi apparentemente slegato dall’ambito poetico in cui mi ritrovo rispondendo a queste domande, eppure mi trovo a citare molto spesso un verso di una canzone del musical Notre dame de Paris, in cui Cocciante fa dire al protagonista “La scrittura è architettura…”. Sono quindi per necessità più legato al campo scientifico che a quello spirituale, ma compenso questa parte del mio essere proprio con la poesia, da sempre presente nella mia vita. Scrivo canzoni e studio canto, anche se il sogno nel cassetto è la scrittura di un romanzo.

3) Quali sono i libri che hai pubblicato?
Ho pubblicato due sillogi: la prima, Per sconosciute vie nascoste, come premio per aver vinto un concorso di poesia nel 2010 e la seconda, Non ho perduto nulla, come auto pubblicazione e su consiglio del mio insegnante d’italiano del Liceo, a cui sono particolarmente legato. Altre tre raccolte sono in fase di definizione /revisione per una prossima pubblicazione, tutte e tre per aver vinto concorsi che prevedono dignità di stampa.

4) Ogni poeta ha un modo personale di scrivere versi.  Come definiresti la tua poesia?
Sicuramente la mia poesia risente dell’influenza dei tre massimi esponenti dell’ermetismo, quali Montale, Ungaretti e Quasimodo, ma nel corso degli anni la lettura di tantissimi testi di altri poeti, conosciuti o meno, ha sicuramente aggiunto altre caratteristiche al mio scrivere. La mia è tuttavia una poesia che non segue stili particolari, la definirei molto estemporanea e legata agli stati d’animo. C’è però sempre una significativa percentuale del mio sentire e del mio vivere: il mio è essenzialmente uno scrivere di getto, stimolato da immagini, sensazioni, parole, dal bisogno di fermare sulla carta i pensieri, in un dialogo con un mio alter-ego immaginario, prima che con chiunque altro.

5) Perché hai deciso di scrivere Poesie e quando hai iniziato?
Credo che lo studio affrontato al Liceo abbia acceso in me la scintilla della poesia e infatti negli anni dell’adolescenza ho scritto molto, per soddisfare il bisogno di dialogo e di sfogo introspettivo che probabilmente non riuscivo a placare nella realtà, nelle occasioni d’incontro con i miei coetanei, forse per timidezza o per diversità di vedute o di sensibilità. Lo scrivere è giunto in soccorso in più di un’occasione, anche se dopo l’adolescenza l’ho trascurato, fino a riscoprirlo in età matura in seguito a esperienze e fatti negativi, che ho sentito la necessità di metabolizzare e forse esorcizzare proprio attraverso la poesia. Da allora il fuoco non si è più spento, anche se si manifesta a fasi e ondate più o meno “violente”.

6) Conoscere la tua poesia. Ti chiederò di paragonarla ad un colore, ad un animale e ad un piatto della cucina Italiana.  Ti chiedo di motivare la tua scelta 
Domanda strana e intrigante. Per quanto riguarda il colore, credo che una sfumatura si adatti meglio alla mia poesia, forse il grigio-azzurro del cielo quando muta la sua essenza dopo la pioggia e vira al sereno. Così credo sia la mia poesia, grigia in quanto malinconica e a volte fatalista, ma tendente sempre all’azzurro che simboleggia la speranza e l’ottimismo.


Per quanto riguarda l’accostamento “faunistico” ed essendo io amante dei gatti, penso si possa paragonare la mia poesia proprio all’imprevedibilità dei felini, alla loro capacità di sfuggire alle regole e al bisogno assoluto di libertà, qui intesa come affrancatura da qualsiasi restrizione metrica.


Per quanto riguarda invece la parte “culinaria” non ho dubbi: un piatto di spaghetti al pomodoro, ossia un piatto veloce da preparare e da gustare e adatto a ogni situazione, perché privo di orpelli e “condimenti” inutili.

7) Il Poeta è un promotore culturale.  Qual e il tuo ruolo nel mondo poetico di oggi?
Purtroppo il mio lavoro non mi lascia molto tempo da dedicare attivamente alla promozione della poesia, al di là di quella che può essere una fruizione strettamente personale e limitata a pochissimi e fedeli lettori, che coinvolgo nei miei scritti e da cui accetto critiche e suggerimenti. L’aver conosciuto diverse persone poi diventate amiche, nei vari concorsi cui ho partecipato, mi ha comunque permesso di entrare a far parte di un bel giro di conoscenze in cui ci si sforza, ognuno nei limiti del proprio tempo libero, di condividere esperienze e assumere di volta in volta il compito di giurato in eventi e concorsi poetici, mettendo al servizio degli altri le proprie competenze, senza ovviamente ergersi a maestri, ma con tutta
la sincerità della propria sensibilità.

8) Cosa possiamo fare per avvicinare la poesia ai giovani di oggi?
Credo che la strada principale sia quella di una nuova visione scolastica in cui la Poesia sia di nuovo valorizzata come materia, non tanto da imporre e studiare, quanto da far conoscere e comprendere. I giovani dovrebbero capire che la fruizione della Poesia, sotto forma di lettura e di approfondimento, può essere una validissima alternativa al nulla tematico cui sono abituati oggi, con l’appiattimento delle emozioni dovuto alla freddezza del mezzo di comunicazione che usano più spesso, ossia il telefono. La lettura, in generale e in questo caso particolare relativo alla poesia, aiuta ad aprire la mente, ad analizzarsi introspettivamente, a farsi domande e soprattutto a cercare risposte. Spesso tra le righe di una poesia si ritrova il nostro sentire, si condivide una particolare situazione che può essere un malessere passeggero, un accadimento negativo, una delusione, il “male di vivere” di Montale, ma anche gioie, amori, amicizie. Scoprire come altri affrontano le stesse paure, gli stessi problemi esistenziali e come li risolvono attraverso le parole, può indicare una via, una soluzione, e può diventare una sorta di libretto d’istruzioni del vivere quotidiano.

Grazie Stefano


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